Immaginate i vostri bambini più piccoli con i pianti serali prolungati, le difficoltà di addormentamento, lo spannolinamento che diventa battaglia quotidiana o l’attaccamento al ciuccio che genera preoccupazione.
Immaginate le fatiche nel distacco mattutino, i primi scontri relazionali con i compagni, i ripetuti “no” alle vostre proposte, il desiderio di autonomia che rallenta le vostre routine oppure l’agitazione motoria.
Immaginate quelle sere dopo cena in cui seguire i compiti si intreccia alla vostra stanchezza lavorativa e alle distrazioni dei figli, o sabati che si protraggono per difficoltà di concentrazione, portando a momenti di frustrazione condivisa fino al confronto acceso.
Immaginate colloqui scolastici dove emergono fragilità in letto-scrittura, attenzione, studio o iperattività motoria.
Il ruolo dello psicopedagogista
In tutti questi momenti, vedere i figli lottare con emozioni e routine, sorge spontaneo chiedersi: come aiutarli? Come sostenerli nel processo di crescita?
Molte famiglie vivono questi momenti con grande affaticamento e angoscia perché spesso si rischia di perdere la bussola su come agire dal punto di vista educativo, emotivo e didattico. Questo succede perché essere delle guide consapevoli, che sappiano effettivamente offrire il meglio per i propri figli è molto difficile in un mondo che richiede perfezione.
Lo psicopedagogista è una figura esperta e professionale che integra psicologia e pedagogia con l’obiettivo di promuovere percorsi personalizzati e individualizzati per sostenere lo sviluppo psicoeducativo del bambino, delle famiglie e di tutte le altre figure che ruotano intorno ad essi. Il lavoro è focalizzato sulla creazione di ambienti e processi inclusivi, stimolanti migliorando le strategie educative e didattiche per sostenere lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale.
Quando rivolgersi allo psicopedagogista
La psicopedagogia vede coinvolte diverse fasce d’età, in relazione alle fragilità e alle difficoltà.
Può essere di grande supporto in un momento di accompagnamento alla maternità per riflettere sul significato di questo momento di vita delicato non solo della mamma ma anche del papà e di che cosa potrebbero aspettarsi appena il bambino nascerà: cambiamenti di routine, equilibri che si rompono, fragilità a sentirsi di nuovo donna lavoratrice, amica, collega, moglie e non solo mamma.
I momenti di crescita dei propri figli possono portare a smarrimento. Ci hanno spesso insegnato che lo sviluppo dei bambini è lineare come una freccia che si delinea verso l’alto, ma non è così.
Un importante Pediatra americano T. Berry Brazelton ha definito il concetto di touchpoint ossia dei momenti cruciali dello sviluppo dove si osservano delle regressioni comportamentali necessarie e naturali alla successiva impennata del processo evolutivo (Brazelton, 2018). Questi momenti spesso spaventano i genitori perché vedono il bambino mettere in atto comportamenti che non faceva più da tempo come, ad esempio, fare fatica ad addormentarsi, mettere il dito in bocca nei momenti di frustrazione, richiedere eccessivo contatto fisico con i caregiver, fare la pipì a letto ecc… È importante riconoscere quando questi momenti di regressione siano funzionali al successivo sviluppo oppure quando sono campanelli d’allarme di alcune difficoltà o fragilità che necessitano di un approfondimento.
Altre domande frequenti posso essere “e il pannolino quando bisogna toglierlo?” “E il ciuccio quando va dato in pasto a qualche animale fantasioso?”
Confrontarsi con lo psicopedagogista può essere utile per comprendere questi momenti di sviluppo e trovare insieme delle strategie efficaci per affrontarli.
Capricci o bisogni emotivi?
Si sente spesso parlare anche di capricci ma, in realtà, i capricci non esistono. Si tratta di scatti d’ira o rabbia non controllata che descrive l’incapacità del bambino di regolare e comunicare emozioni e comportamenti.
Alla base di questi scatti di rabbia è sempre possibile riconoscere un bisogno implicito o un desiderio che chiede di essere visto e riconosciuto (Goleman, 2020). I genitori, coinvolti emotivamente nelle dinamiche di pianto dei propri figli, faticano spesso a trovare delle strategie adeguate a osservare, comprendere e intervenire sul bisogno che il bambino sta comunicando con il “capriccio”. Chiedere sostegno allo psicopedagogista significa riuscire a leggere questi comportamenti da altri punti di vista riconoscendo le esigenze che stanno alla base dei pianti e delle opposizioni trovando insieme la strada giusta per sostenerli e guidarli nel mondo delle emozioni.
Le sfide della scuola primaria
Quando i bambini diventano più grandi iniziano l’avventura della scuola primaria, un passaggio sempre molto atteso dai genitori. A scuola vengono richieste maggiori competenze attentive, di autocontrollo motorio ed emotivo, di auto organizzazione; inizia il primo approccio alla letto – scrittura, ai calcoli matematici e allo studio.
Queste nuove richieste possono risultare elevate per i bambini, poiché ognuno di loro ha tempi e modi di apprendimento diversi. È fondamentale comprendere che ogni bambino è unico e sviluppa le proprie competenze a ritmi differenti. Alcuni potrebbero adattarsi rapidamente alle nuove sfide, mentre altri potrebbero impiegare più tempo per assimilare le informazioni; questa variabilità è normale ed è importante che venga rispettata.
Inoltre, ogni bambino ha un proprio stile di apprendimento (Tomlinson, 2022). Riconoscere e supportare questi stili è importante per favorire un apprendimento efficace.
Difficoltà di apprendimento e attenzione: intervento
È fondamentale sapere che, in alcuni casi, le difficoltà negli apprendimenti possono dipendere da aspetti neurobiologici tipici dello sviluppo di ciascun bambino. Questo significa che non si tratta di mancanza di impegno o di volontà, ma di caratteristiche proprie del funzionamento di ciascun cervello, che possono rendere alcuni apprendimenti più faticosi (Brembati & Donini, 2015).
Riconoscere per tempo queste difficoltà è fondamentale. Un intervento precoce e mirato può fare una grande differenza, aiutando il bambino a sviluppare le proprie competenze in modo più sereno e a rafforzare la fiducia in sé stesso. Per questo motivo, è importante partire da una fase di osservazione e valutazione, utile a comprendere meglio i bisogni del bambino, i suoi punti di forza e le aree che necessitano di maggiore supporto.
In relazione a questa comprensione, diventa possibile individuare strategie e attività di supporto adeguate, pensate per accompagnare il bambino nel suo percorso di crescita e apprendimento.
Il valore della collaborazione
La presa in carico assume così una dimensione condivisa, che coinvolge il bambino, la famiglia e la scuola, in collaborazione con le figure professionali di riferimento. Questo lavoro di rete permette di creare un contesto coerente e rassicurante, capace di sostenere il bambino sia a casa sia a scuola, favorendo il suo benessere e uno sviluppo armonico.
Il contributo dello psicopedagogista
In questo ambito, lo psicopedagogista ha il compito di osservare e comprendere i bisogni educativi e di apprendimento del bambino, valorizzandone le risorse e individuando eventuali difficoltà. Il suo ruolo è quello di accompagnare il percorso di crescita, favorendo il benessere emotivo e lo sviluppo delle competenze.
Accompagnare un bambino nel suo percorso di crescita significa prestare attenzione non solo a lui, ma anche alla famiglia e alla scuola, valorizzando il ruolo di ciascuno nel costruire un sostegno condiviso. Spesso le difficoltà che si incontrano non riguardano solo il bambino, ma nascono anche dalle dinamiche familiari o dai modi in cui si affrontano le sfide quotidiane.
Lo psicopedagogista assume un approccio basato sull’inclusione, sull’ascolto attento e sul sostegno reciproco permettendo di creare ambienti educativi e relazionali in cui tutti, grandi e piccoli, si sentano accolti e valorizzati. In questo cammino, il dialogo aperto tra famiglie, scuola e professionisti è la chiave per costruire insieme percorsi efficaci e sereni.
Bibliografia
Ammanitti M., Manuale di psicopatologia dell’infanzia, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2001.
Cornoldi C., Gardinale M., Masi A., Petternò L., Impulsività e autocontrollo. Interventi e tecniche metacognitive, Erickson, Trento, 1996.
Crispiani P., Pedagogia clinica. La pedagogia sul campo tra scienza e professione, Edizioni Junior, Parma, 2015.
Brazelton T. B., Il bambino da 0 a 3 anni. Guida allo sviluppo fisico, emotivo e comportamentale del bambino, Bur Rizzoli Parenting, Milano, 2017.
Brazelton T. B., Il bambino da 3 a 6 anni. Guida alle tappe cruciali dello sviluppo dall’età prescolare al primo anno di scuola, Bur Rizzoli Parenting, Milano, 2018.
Brembati F., Donini R., DSA e compiti a casa. Strategie per rendere efficace lo studio e lo svolgimento dei compiti, Erickson, Trento, 2015.
Tomlinson C. A., La differenziazione didattica in classe, Morcelliana Editrice, Brescia, 2022.
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