Tutto è già cominciato prima, la prima riga della prima pagina di ogni racconto si riferisce a qualcosa che è già accaduto fuori dal libro.
(Italo Calvino)
Scegliere di iniziare un percorso di supporto psicologico è una scelta importante che spesso viene rimandata a causa di alcuni pregiudizi che aleggiano intorno alla figura dello psicologo. Goffman (1963,2003) nel suo classico “Stigma” descriveva come chi lavora con gruppi stigmatizzati assorbiva per osmosi lo stigma del gruppo: psicologi etichettati come “per matti” o “strizzacervelli” da cui ancora oggi derivano i principali pregiudizi legati alla figura dello psicologo. Eccone alcuni:
“Lo psicologo è per i matti”
“Parla con i tuoi amici, loro ti sapranno consigliare”
“Io sono fatto così, non posso cambiare”
“Se chiedi aiuto sei debole. Puoi farcela da solo”
“I tuoi non sono veri problemi, i problemi sono altri”
In realtà, decidere di cominciare un percorso psicologico, di prendere appuntamento, presentarsi e raccontare di sé è un atto di vero coraggio. È un modo per prendere in mano le proprie fatiche, riconoscerle e cercare di affrontarle e superarle con l’aiuto di un esperto. Chiedere aiuto non significa essere deboli né tantomeno essere matti, anzi vuol dire riconoscere di essersi persi e di aver bisogno di trovare un’altra strada per raggiungere il proprio benessere.
Perché la psicoterapia funziona: cambiamento possibile
Qualunque sia il tuo problema, non temere di essere giudicato: ognuno di noi vive le difficoltà in modo diverso. Non esiste un problema più importante di un altro e lo psicologo ha il compito di astenersi dal giudizio, pertanto, durante la terapia ti sentirai a tuo agio e non avrai vergogna o preoccupazione e potrai esprimerti liberamente. Infatti, Carl Rogers (1952) identificava il giudizio come principale ostacolo all’empatia e all’ascolto autentico enfatizzando l’accettazione incondizionata como motore per favorire relazioni autentiche. È proprio questo lo strumento principale che lo psicologo utilizza all’interno della relazione terapeutica.
Gli amici sono un valido sostegno e una preziosa risorsa nei momenti di difficoltà e sconforto perché ci possono aiutare ad alleggerire le fatiche e a farci sentire meglio, ma difficilmente possono aiutarci quando ci sono problemi più profondi. Lo psicologo, a differenza dell’amico, ha le competenze per consentirti di guardare i tuoi problemi in profondità e può aiutarti a trovare delle strade alternative per raggiungere un maggior benessere. Infatti, una difficoltà emotiva, un cambiamento o un lutto possono lasciare dei segni profondi, condizionarti e influenzare i tuoi pensieri e/o comportamenti. Bucay (1994, 2014) spiega molto bene il fatto che lo psicologo offre una prospettiva diversa dalla propria scardinando così idee e pensieri rigidi, che spesso ci portano a restare immobili e incapaci di produrre dei cambiamenti in quanto ancorati nella nostra unica verità. Per questo affidarti ad un professionista può essere una scelta coraggiosa per riuscire ad affrontare le fatiche e vivere una vita più autentica. La convinzione che ciascuno di noi ha un determinato carattere e non può fare nulla per cambiare è errata: ognuno ha la responsabilità delle proprie azioni e dei propri comportamenti.
Nella teoria dell’autoefficacia, Bandura (1997,2000,2024) afferma che le convinzioni sulle proprie capacità determinano comportamenti adattivi. Ognuno può modificare pattern disfunzionali via mastery experiences (successi graduali in compiti sfidanti che costruiscono fiducia). e modellamento, assumendosi responsabilità per il cambiamento attivo.
Cosa fa realmente uno psicologo
Lo psicologo, quindi, è un professionista esperto del funzionamento umano che aiuta ciascun paziente a capire meglio sé stesso (storia di vita, funzionamento, meccanismi di difesa), le proprie emozioni e i propri comportamenti con l’obiettivo di apportare dei cambiamenti significativi per raggiungere un maggiore equilibrio e benessere. Lo psicologo grazie alle sue capacità empatiche e all’ascolto attivo aiuta il paziente a individuare l’origine delle proprie difficoltà/problemi/stress/insicurezze offrendo degli strumenti pratici per superarli. Nello specifico, secondo la Legge 56/1989 “La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità“(Repubblica Italiana, 1989, Art. 1).
Lo psicologo può lavorare in autonomia ma generalmente collabora con altri professionisti come psichiatri, neuropsichiatri, logopedisti, nutrizionisti, insegnanti…al fine di offrire il miglior percorso possibile per un benessere mentale, fisico e relazionale.
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Intraprendere un percorso psicologico è un passo e una decisione importante: significa mettersi in gioco, riconoscere e accettare le proprie debolezze. Un percorso implica anche la volontà di cambiare e di volersi bene, accettando le proprie debolezze e valorizzando le proprie risorse.
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Bibliografia
Goffman, E. (2003). Stigma: L’identità negata (F. Antonelli, Trad.). Einaudi. (Opera originale pubblicata nel 1963)
Rogers, C. R., & Roethlisberger, F. J. (1952). Barriers and gateways to communication. Harvard Business Review, 30(4), 46–52
Bucay, J. (2014). Lascia che ti racconti: Storie per imparare a vivere (M. Finassi Parolo, Trad.). Rizzoli. (Opera originale pubblicata nel 1994)
Bandura, A. (2024). Autoefficacia: Teoria e applicazioni (2a ed.). Erickson. (Opera originale pubblicata nel 1997)
Repubblica Italiana. (1989). Legge 18 febbraio 1989, n. 56. Ordinamento della professione di psicologo. Gazzetta Ufficiale. https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1989/02/24/089G0090/sg
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