La Comunicazione Aumentativa Alternativa

Ti sei mai chiesto cosa significhi “comunicare”?

Per quanto spesso la diamo per scontata, la comunicazione è “un atto per mezzo del quale una persona dà o riceve informazioni sui bisogni, desideri, percezioni, conoscenze e realtà di altre persone” (National Joint Committee for the Communication Needs of Persons with Severe Disability. USA,1992, 2016). É alla base della maggior parte delle nostre azioni quotidiane e può avere caratteristiche varie e opposte: può essere intenzionale, come questo articolo, o non intenzionale, come il pianto di un neonato. Può implicare segnali convenzionali, ad esempio le parole, le lettere, il pollice in alto per il “sì”, o non convenzionali, come la carezza sul petto di A., i cui genitori sanno bene che significa “ti voglio bene”. La comunicazione può assumere una forma linguistica o non linguistica e può avvenire attraverso modalità orali o altri modi, come la scrittura, l’arte, la musica, ecc.

Nonostante questa ricchezza di varietà, la veste della comunicazione che ci viene immediatamente in mente è quella linguistica orale. Tuttavia, non tutte le persone hanno accesso al canale verbale, ma, come dice chiaramente la Carta dei Diritti alla Comunicazione, “ogni persona, indipendentemente dal grado di disabilità, ha il diritto fondamentale di influenzare mediante la comunicazione, le condizioni della sua vita.” La Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) può essere la chiave per attivare lo splendido e complesso meccanismo della comunicazione tra la persona con grave disabilità comunicativa e le persone che interagiscono con essa.

Cos’è la CAA e chi può aiutare?

La CAA, infatti, “costituisce un’area di ricerca e di pratica clinica ed educativa, che studia e quando necessario tenta di compensare disabilità comunicative, limitazioni nelle attività e restrizioni alla partecipazione di persone con severi disturbi nella produzione del linguaggio (language) e della parola (speech) e/o di comprensione, relativamente a modalità di comunicazione orale o scritta” (ASHA, 2005). In parole più semplici, la CAA aiuta le persone a comunicare quando parlare è difficile o impossibile.

Si definisce “aumentativa” perché le strategie e gli strumenti di CAA non mirano a sostituire le competenze comunicativo-linguistiche già presenti, ma le integrano e sostengono. Gesti, segni, mimica facciale, vocalizzi ed eventuali parole vengono valorizzati e potenziati. “Alternativa”, invece, fa riferimento all’uso di modalità comunicative differenti dal linguaggio orale, come foto, segni, simboli grafici cartacei o su dispositivi tecnologici.

La CAA si sviluppa tra gli anni ’60 e ‘70 nei paesi anglosassoni per rispondere ai bisogni comunicativi di persone con gravi disabilità motorie, ma sviluppo cognitivo nella norma. Nel tempo, però, il suo campo di applicazione si è progressivamente esteso e oggi i possibili utenti presentano caratteristiche e disturbi anche molto differenti fra loro. In generale, chi presenta bisogni comunicativi complessi può incontrare difficoltà sia nell’esprimere, sia nel comprendere messaggi verbali. Tali difficoltà possono derivare da numerose condizioni, congenite o acquisite, permanenti o temporanee, come ad esempio le Paralisi Cerebrale Infantile, sindromi genetiche, il disturbo dello spettro dell’autismo o patologie neurodegenerative.

Inoltre, la CAA può essere impiegata, in via temporanea e con modalità adattate, in situazioni in cui la comunicazione è solo momentaneamente compromessa, come condizioni mediche acute (es. periodo di intubazione, pre e post-operatorio) oppure nel caso di persone straniere che non conoscono la lingua del paese in cui si trovano.

Obiettivi e caratteristiche del progetto di CAA

In sintesi, la CAA mira a permette alla persona con bisogni comunicativi complessi di partecipare davvero alla propria vita quotidiana, in tutti i suoi ambienti di vita. Questo significa che, tramite strategie e strumenti ad hoc, una bambina può comunicare quando vuole “voglio andare al parco” o “voglio vedere la mia amica del cuore” oppure che un ragazzo può scherzare e prendere in giro i propri fratelli, così come un adulto può pubblicare un post sui social o raccontare qualcosa di sé a chi vuole. Diventa quindi evidente come un progetto di CAA ben strutturato possa decisamente fare la differenza nella vita dell’utente e dei suoi cari.

L’uso della CAA non presuppone abilità iniziali specifiche. L’unico prerequisito per intraprendere un progetto di CAA è la presenza di reali opportunità di comunicazione nell’ambiente di vita perché, come sottolineano Beukelman e Mirenda, senza partecipazione, non c’è nessuno con cui parlare, niente di cui parlare e nessun motivo per comunicare.

Sono proprio queste opportunità a costituire il punto di partenza per lo sviluppo delle diverse competenze comunicative. Infatti, un progetto di CAA personalizzato permette anche di avviare o sviluppare le competenze comunicative nella persona con difficoltà comunicative, bambino o adulto che sia. Spesso una delle prime competenze comunicative che può essere favorita è proprio l’intenzionalità comunicativa, ovvero avere il desiderio di comunicare e influenzare ciò che accade intorno a sé.

Il progetto di CAA non è mai improvvisato; viene costruito su misura, coinvolgendo familiari, professionisti e tutte le persone che fanno parte della vita quotidiana dell’utente. Prevede obiettivi e strumenti condivisi da tutta la rete sociale e modificabili, in relazione ai cambiamenti dei bisogni di comunicazione e partecipazione della persona stessa, delle sue abilità e degli ambienti di vita (ISAAC ITALY, 2017). Genitori, amici, educatori, insegnanti e terapisti, con la dovuta formazione, possono diventare un prezioso supporto per lo sviluppo comunicativo, linguistico, cognitivo, emotivo e sociale della persona.

Utilizzo flessibile di alcuni strumenti in CAA nella pratica clinica-educativa

Non sempre, in presenza di difficoltà comunicativo-linguistiche in età evolutiva, è necessario attivare un progetto strutturato di CAA. In molti casi può essere sufficiente integrare alcuni strumenti di supporto all’interno dei contesti quotidiani – come la seduta logopedica, l’ambiente domestico o scolastico – con l’obiettivo di facilitare lo sviluppo del linguaggio e sostenere la comunicazione. Ad esempio, durante un’attività di gioco simbolico come la “fattoria”, è possibile utilizzare una semplice tabella comunicativa a tema contenente i simboli di animali, azioni, oggetti, aggettivi, regolatori (es. “basta/ancora”), per ampliare il lessico di un bambino di 3 anni e favorire l’associazione parola-significato.

Inoltre, gli strumenti di CAA possono essere efficacemente impiegati anche nella gestione delle difficoltà comportamentali, promuovendo una maggiore prevedibilità e collaborazione. Un esempio è rappresentato dalla striscia visiva delle attività, ovvero una sequenza di immagini che rappresentano in ordine temporale le diverse azioni previste (es. “gioco”, “riordino”, “merenda”), che consente al bambino di anticipare ciò che accadrà durante la seduta o nella mattinata scolastica. Questo supporto visivo contribuisce a ridurre l’ansia, aumentare il senso di controllo e favorire una partecipazione più serena e attiva alle attività proposte.

In conclusione, la Comunicazione Aumentativa Alternativa non offre solo strumenti per comunicare: offre la possibilità di esserci, di scegliere e di partecipare attivamente alla propria vita.

Film e libri a tema CAA

Se il tema ti interessa e vuoi approfondire le tue conoscenze in maniera piacevole e leggera, ti suggerisco alcuni titoli di film e libri emozionanti:

Out of mind (2024)

Speechless (serie 2016-2019)

La teoria del tutto (2014)

Lo scafandro e la farfalla (2007)

«Melody» di Sharon Draper

«Alzo gli occhi per dire sì» di Ruth Sienkiewicz-Mercer e Steven B. Kaplan

«10.000 giorni di CAA. Una vita speciale in CAA» di Lucio Cassinelli

    Bibliografia e sitografia

    ASHA – American Speech-Language_hearing Association (2005), Roles and responsibilities of speech-language pathologists with respect to augmentative and alternative communication: Position Statement.

    Beukelman D. & Mirenda P. (1998), Augmentative and alternative communication: Management of severe communication disorders in children and adults. Baltimore: Paul H. Brookes.

    Beukelman D. & Mirenda P., Manuale di Comunicazione Aumentativa e Alternativa. Interventi per bambini e adulti con complessi bisogni comunicativi. Traduzione italiana Erickson, Trento, 2014.

    Centro Benedetta D’Intino – https://www.benedettadintino.it/

    Centro Sovrazonale di Comunicazione Aumentativa – http://sovrazonalecaa.org/

    ISAAC ITALY DocumentoPrincipi e pratiche in CAA (2017).

    National Joint Committee for the Communication Needs of Persons with Severe Disability (USA,1992, 2016), Linee guida per i bisogni comunicativi delle persone con grave disabilità.

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